Durante uno dei primi incontri per Capi del Lupettismo inglese nel 1916, Baden Powell conosce una giovane Capo: colpito dal suo pensiero, trasmesso in numerosi articoli, le chiede di aiutarlo nella stesura del Manuale dei Lupetti. Lei si chiama Vera Barclay e le dobbiamo tanto, sia come Branca che come Movimento.
Vera entra nel Movimento scout nel 1912 e diventa subito una delle prime leader donna dell’associazione britannica. Dal 1915 inizia a dedicarsi alla nascente branca giovanile del Movimento Scout, che non ha ancora una chiara identità, anche se l’idea di “giovani lupi” (termine sempre stato caro a B.-P.) era già nell’aria. Aderisce al nascente Lupettismo, quale branca dello Scautismo dedicata ai bambini, scrivendo tanto, libri e articoli volti sia a definire il Metodo che a diffonderlo, e creando solidi legami col Movimento francese (lo stesso da cui poi nascerà quello italiano) e col mondo cattolico, a cui si era convertita e di cui aveva constatato la diffidenza. Gli esperimenti di Vera saranno poi alla base delle prime bozze del neonato Manuale dei Lupetti, che già presenta le prime prove di pista e Specialità (alcune ideate da Vera durante il servizio in Croce Rossa durante la prima Guerra Mondiale), l’ambientazione del Libro della Giungla, oltre che alla codifica della Legge del Branco e all’introduzione del concetto di Famiglia Felice.[1]

Quali erano i principi che Vera Barclay ci ha lasciato?
Vera ha avuto la grande intuizione di immaginare un Lupettismo che non fosse uno “Scautismo in miniatura”, ma un Metodo basato sulle necessità del bambino: attività semplici ma significative e basate sul gioco che diventa curiosità e scoperta, un ambiente stimolante e in grado di trasmettere valori e morale in modo indiretto.
Centrali nella visione della Barclay sono la fede e la natura, visti non come elementi a sé stanti ma come fortemente interconnessi: all’aperto, infatti, il Lupetto impara ad osservare e a meravigliarsi, a prendersi cura dell’ambiente e degli spazi comuni e ad affrontare le piccole fatiche che lo aiutano a scoprire limiti e capacità personali. Ed è proprio tramite queste esperienze ed il senso di gratitudine e stupore che sono capaci di generare che il Lupetto incontra Dio.
Cosa ci direbbe Vera Barcley oggi?
Per prima cosa forse, ci ricorderebbe l’importanza di vivere all’aperto, specialmente ora che le occasioni sono decisamente meno. Scoprire la natura, partendo dai parchi del quartiere fino ad arrivare a cacce fuori porta, diventa una preziosa occasione per stimolare la curiosità, l’immaginazione e l’autonomia del Lupetto. Un’attività fatta fuori dalla Tana avrà sempre un qualcosa in più, rendendo più efficace la morale che vogliamo trasmettere.
E se uscire non è proprio possibile, può essere l’occasione per prepararci a farlo: semplici giochi di osservazione (avete mai provato a spostare un oggetto nella Tana e chiedere ai Lupetti, al loro arrivo, di notare cosa c’è di diverso?) possono essere una buona palestra per imparare a scoprire il Creato!
Vera ci ricorderebbe poi di offrire un Branco a misura di bambino: tanto gioco (semplice da capire e profondo nel significato) ed una bella “Famiglia Felice”, dove c’è spazio anche per qualche risata fuori programma e dove tutti sono i ben accetti, coi loro difetti e fragilità.
Nei suoi scritti, Vera Barclay racconta spesso di essersi fermata col Branco ad osservare la natura (un tramonto, un bosco, la riva del mare) lasciandosi meravigliare dall’opera di Dio. In un mondo sempre di corsa, credo possa essere una bella attività da riproporre, in primis nei Consigli di Branco, per metterci in ascolto e sentirci un tutt’uno con Lui.
Buona Caccia!
Leonardo Silvi
Gruppo Jesi 1
[1] Domenico Sorrentino, Mario Sica, Fulvio Janovitz, Fausto Catani, Scautismo e Lupettismo con Vera Barclay, 2006, Bologna, Centro Studi Baden-Powell
Pubblicato il 19-2-2026