Ci sono due rischi estremi, uno opposto all’altro: “il fatalismo e il fanatismo”.

Fatalismo significa che io potrei pensare: “Signore nelle tue mani metto il mio spirito, dimmi quello che vuoi che faccia; oggi piove e allora oggi prendo l’ombrello, incontro uno che va a giocare a bocce e oggi vado a giocare a bocce, domani incontro uno a cui piace tirare con l’arco e allora andrò a tirare con l’arco”… e così via.

Quindi, il fatalismo è, come dire “io non decido” ma lascio che gli eventi che incontro nel mondo guidino il mio percorso. Lascio che tutti ogni evento diventi “segno”.
Ovviamente sto esagerando, ma c’è davvero questo rischio.
Siccome nel fatalismo tutto è un segno, e ne  vedo così tanti che, ad un certo punto, corro una volta a destra e una volta corro a sinistra.

L’aspetto opposto è il fanatismo, cioè io mi aggancio ad un progetto, ad  un istituzione in cui mi identifico completamente. In questo contesto io so cosa si deve e non si deve fare, cosa è bene e cosa è male e l’accetto in maniera acritica.

Tutte le associazioni, scout compresi, corrono il rischio del fanatismo quando si attaccano agli aspetti formali e propongono attività senza chiedersi il perché si facciano e quali siano gli obiettivi educativi per i ragazzi loro affidati.

Tra questi estremi noi ci dibattiamo: da una parte non dobbiamo essere chiusi rigidamente in un progetto ed essere capaci di vedere anche altri segni che magari ci stanno arrivando, dall’altra parte non dobbiamo nemmeno guardare tutti i segni e perdere una traccia che mi da un filo e da un senso alla mia vita.”

 Daniele Filippone

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