Cari Vecchi Lupi,

il Santo Natale si avvicina e vogliamo riproporvi un modo diverso di riflettere assieme ai vostri Lupetti… una Caccia Francescana di Natale! Questa caccia è stata originariamente pensata come caccia per i Consigli di Akela del Distretto  ma può essere facilmente riadattata per essere riproposta con le sestiglie.

 

Buona Caccia!

Originariamente pubblicata su “Sotto l’Albero del Dhak” 3-2010

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CACCIA FRANCESCANA DEI CONSIGLI D’AKELA DEL 11/12/2010
BRANCA LUPETTI – DISTRETTO TREVISO OVEST

OBIETTIVI:

  •  Far rivivere ai Lupetti lo spirito francescano
  •  Preparare i Lupetti al Santo Natale con momenti di riflessione
  •  Momento di Famiglia Felice
  •  Solidificare l’attività di Consiglio d’Akela
  •  Portare in Branco lo spirito e l’esperienza vissuta
  •  Tappa di spiritualità francescana per i Vecchi Lupi in vista della Rupe d’Assisi
  •  Far vivere l’esperienza di una caccia francescana fuori dalle Vacanze di Branco
  •  Scoprire uno dei modi su come condurre una caccia francescana

SVOLGIMENTO:

Ci ritroveremo tutti assieme nel luogo stabilito e faremo un cerchio con tutti i Consigli d’Akela. Si raccomanda uno atteggiamento appropriato a quello che andremo a vivere. Mentre faremo alcuni canti o giochi semplici, un Consiglio d’Akela alla volta (o più messi assieme) partirà per il sentiero indicato. Lungo il sentiero ci saranno delle “tappe” dove dei Vecchi Lupi rappresenteranno dei vari personaggi che propongono delle riflessioni o delle storie sul Natale legate allo spirito francescano. Al termine del percorso si arriverà alla chiesa dove ci sarà il momento conclusivo guidato da Baloo.

CERCHIO INIZIALE

Piccola riflessione sullo svolgimento della caccia

 

PRIMA TAPPA: MAGI

Scenetta dei Magi con un Oste. Riadattata da “Un simpatico presepio” di F. Trotta e R. Giorgi. Servono 4 vecchi lupi.

OSTE: (L’oste parla guardando l’infinito come se avesse mandato via qualcuno dalla locanda)

No, non c’è posto. È tutto pieno! Ma valla a capire certa gente che non ha un soldo e cerca alloggio qui, in questa locanda.

(Si avvicinano i magi). Oh, ma guarda che bei signori! Questi si che sono buoni clienti!

BALDASSARRE: Potete ospitarci questa notte?
OSTE: Certamente!
GASPARE: Possiamo stare sicuri?
OSTE: Sì, Sì, l’albergo è vuoto e se volete non farò entrare più nessuno.

(Tra sé, sfregandosi le mani). Voi mi bastate!

GASPARE: Provvedete allora a sistemare i bagagli.
OSTE: Vado subito!
MELCHIORRE: Amici, voi pensate che Erode ci stia facendo pedinare? Non mi è piaciuto affatto il tono con il quale ci ha detto di tornare da lui dopo aver trovato il Re bambino.
BALDASSARRE: Anche a me ha fatto la stessa impressione, ma penso che il Re che nascerà non si farà certo far male da un tirannello qualunque.
GASPARE: L’astro che lo annuncia non è certo una stella qualunque, quindi…
BALDASSARRE: E anche le sue profezie erano abbastanza chiare. A proposito, dove è finita la stella?
MELCHIORRE: Eccola lassù, proprio qui su questo albergo!
BALDASSARRE: Secondo i nostri calcoli l’evento è ormai prossimo. Non è che l’oste ci nasconda qualcosa?
(Insieme dopo essersi guardati) Oste!
OSTE: (Riapparendo). Eccomi signori. Qualcosa non va?
MAGI: Vedete quella stella?
OSTE: Certo, è bellissima.
GASPARE: Quella stella indica che deve accadere qualcosa di straordinario ed è rivolta verso questo albergo.
OSTE: (Con atteggiamento esageratamente ossequioso) Ma, gentili ospiti… siete voi ad essere straordinari!
MELCHIORRE: Non cerchi di incantarci. Non c’è alcun ospite qui?
OSTE: No, signori, solamente voi… un poveraccio tempo fa cercava un posto per lui e per sua moglie e raccontava una favola sul figlio che doveva nasce.re…
BALDASSARRE: E ora dov’è?
OSTE: Dove si merita, forse in una di quelle grotte fuori Betlemme.
GASPARE: Quindi l’avete mandato via?
OSTE: Certo, non aveva un soldo!
BALDASSARRE: Ma quando impareremo a giudicare la gente per quello che possiede?
GASPARE: Presto amici: la stella punta lì proprio fuori Betlemme. L’evento sta per accadere!
MELCHIORRE: Infatti la stella sta diventando luminosissima e (rivolgendosi ai Lupetti) cari amici ricordatevi che sarà la notte più luminosa di tutti i tempi. Ora anche voi seguirete la stella che vi guiderà nella pista che state per percorrere.

I magi consegnano ad ogni Akela una cometa)

 

SECONDA TAPPA: JOSEPH MOHR

Joseph Mohr fu il sacerdote che scrisse Stille Nacht (Astro del Ciel). Trattasi di un monologo nel quale si racconta come nacque il canto (anchesso riadattato). Serve solamente 1 vecchio lupo.

Era l’anno 1916 quando decisi di scrivere una poesia intitolata Stille Nacht. La mia intenzione, essendo un sacerdote, era quella di scrivere una poesia che rimanesse nelle menti e nei cuori della gente che venivano ad adorare il Signore Gesù. Due anni dopo mi ritrovai a svolgere la mia missione di sacerdote nella chiesa di Obendorf a Salisburgo. La chiesa aveva un organo magnifico, credo uno dei migliori in circolazione, che emanava un bellissimo suono tale da incantare tutti coloro che lo ascoltavano. Fatto sta che il 24 dicembre di quello stesso anno l’organo cominciò a non funzionare e quindi bisognava comunque trovare una soluzione per la Messa della notte di Natale. Mi ricordo ancora il freddo di quel giorno e la neve che aveva coperto tutte le case, i prati e i boschi. Mi venne in mente di quella poesia scritta due anni prima e pensai che si potesse musicare. Dovetti recarmi così dal mio amico Franz Xaver Gruber il quale me la musicò e la preparò in modo tale che la dovessero cantare due solisti e il coro. Quella notte fu veramente indimenticabile in quanto all’udire il canto la gente fu colma di emozioni e di gioia.
(Rivolgendosi ai Lupetti) Mi viene in mente che in una notte di Natale anche un povero di Assisi fece tornare a casa la gente piena di gioia! Continuate nella vostra pista e sicuramente sarete pieni di gioia! 

Viene consegnato ad ogni Consiglio di Akela un lumino simbolo di luce che illumina la via dei pastori

 

TERZA TAPPA: UN SIGNORE ANZIANO

Monologo nel quale racconta una storia vissuta da bambino. Il racconto “Un natale di guerra” è tratto da “I racconti della buona azione” a cura di G. Cortuso. Per renderlo fattibile per la caccia ha subito qualche riadattamento.

Chissà quanta gente pensa solo ai regali che si desiderano per natale? Quand’ero piccolo non tutti avevano la possibilità di ricevere dei bellissimi doni! Forse veniva più spontaneo pensare a chi aveva bisogno. Ricordo che aveva nevicato di fresco ed ero tutto contento perché l’indomani non avrei dovuto andare a scuola, dato che era la vigilia di Natale. Le tenebre stavano calando rapide e c’era un freddo vento che veniva tagliente dalla Gusela del Vescovà e prendeva via Simon da Cusighe proprio d’infilata, ma io pensavo al presepio che avrei preparato con le sorelline e forse con papà, alle buone cose che avrebbero preparato mamma e nonna e cercavo d’individuare cosa ci avrebbe portato in dono il buon Bambino Gesù; chissà se mi avrebbe messo anche il carbone per il dispetto fatto a Paola il giorno prima? E mentre pensavo non facevo caso al freddo e al vento. Così in un baleno mi trovai davanti a casa.

Davanti alla casa dove abitavo, c’era un posto di blocco tedesco che dominava il ponte Nuovo e mentre m’infilavo nel portone, vidi che la neve vi si era ammucchiata contro e che c’erano solo due soldati intirizziti, mentre di solito erano in tre. Il terzo lo trovai nell’androne appoggiato al muro dietro il quale funzionava e credo funzioni ancora, è tanto che sono andato via da quei posti, il forno del Signor Bianchet. Mi guardò mentre mi slanciavo su per le scale e lo vidi sospirare, lo sbirciai dal pianerottolo e solo allora, dopo mesi che gli passavo davanti ogni giorno, notai la sua figura stanca e triste. Proprio allora il soldato venne squassato da un convulso di tosse e mentre si copriva la bocca con la mano che non reggeva il fucile, notai brillare la sua fede d’oro. Smisi di guardarlo ed entrai a casa.

Subito le sorelline mi vennero incontro festose e mi riempirono la testa di domande sul presepio e raccontandomi di pantagruelici dolci che la nonna aveva elaborato con rara perizia con materie prime fuori del comune. “Pensa fratellone!” mi dicevano “la nonna ha anche della farina vera!”. Così dimenticai il tedesco nell’androne e mi dedicai la sera stessa ed il giorno successivo alle mille cose della Vigilia. Finché a sera, tutti allegri, ci mettemmo a tavola e perché ero stato il più bravo mi sedetti io vicino a papà, mentre le sorelline che avevano fatto un po’ le bizze stavano fra me e la mamma. Papà ad un tratto riempì i bicchieri e disse: “In una notte come questa nacque il Redentore: Alleluia!” ed alzò il suo bicchiere e mentre lo alzava l’anello che aveva al dito brillò. Questo mi fece ricordare il tedesco che tossiva il giorno prima nell’androne, allora mi domandai come mai aveva un anello uguale a quello di papà. Ma certo! Che sciocco ero, lo aveva perché tutti gli nomini sposati ce l’hanno. E tutti gli uomini sposati hanno dei bambini. Chissà dove aveva i suoi bambini il soldato tedesco e quanto soffriva a non esser loro vicino, chissà poi se aveva ancora i suoi bambini e se erano morti come i miei compagni di scuola Giulio e Carlo.

Allora mi accorsi che solo io non avevo bevuto in onore del Natale e che tutti mi guardavano. Dissi loro ciò che avevo pensato. Mio padre mi guardò un po’ serio, poi rise e disse: “Bene, vedo che finalmente sei riuscito a trovare un sistema originale per sciogliere il nodo che hai nel tuo fazzoletto da naso! Chiamalo su, se c’è ancora”.
C’era ancora, ma non volle salire. Dall’androne poteva vedere la strada e continuare a fare il suo dovere e poi, forse, non capiva l’italiano e il perché lo volessi far salire di sopra. Tornai alquanto deluso. Ma mio padre aveva già immaginato tutto e mi porse piatto con dei dolci, un bicchiere di vino ed il suo pacchetto di sigarette. Con queste cose mi ripresentai al soldato dicendogli «Buon Natale», mi guardò sorpreso, poi sorrise e mi disse qualcosa nella sua lingua e, mentre prendeva i doni mi fece una carezza proprio come il mio papà. Uscì subito in strada e vidi che divideva dolci e le sigarette con i suoi commilitoni. Allora presi il piatto ed il bicchiere vuoti e tornai su da papà a raccontargli come era andata. Mio padre stette a sentire mentre si caricava la pipa e poi borbottò: ” Bene, questo è proprio un buon Natale, ed ora… a letto figlioli!”
Se solo in quegli anni fosse regnata la pace avrei potuto fare anch’io il Lupetto e avrei conosciuto quel ·”matto”, che tanto matto non era, che si prodigava nel fare buone azioni in quella terra un po’ lontana chiamata Umbria. Spero che lo stiate cercando anche voi. 

Far fare ai Lupetti uno scambio di pace

 

QUARTA TAPPA: GIOVANNI

 Racconto in prima persona di Giovanni, uomo nobile conosciuto da Francesco. Storia riadattata da Fonti francescane (468). È sufficiente un vecchio lupo.

“Tre anni prima della sua gloriosa morte, a Greccio, nel giorno del Natale del Signore, io, Giovanni, incontrai il mio amico Francesco. Lo conoscevo da lunga data e mi sentivo molto onorato della sua amicizia. Infatti, pur essendo io nobile e molto conosciuto nella regione in cui vivo, come Francesco stimavo più la nobiltà dello spirito che quella della carne. Circa due settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco, come spesso faceva, mi chiamò a sé e mi disse: «Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello». Appena udite le sue parole, in quanto fedele e amico di Francesco me ne andai sollecito ad approntare nel luogo designato tutto l’occorrente, secondo il disegno esposto dal Santo.

Viene consegnato ad ogni Consiglio di Akela un po’ ‘ di paglia per preparare la culla di Gesù una volta arrivati in chiesa.

 

ENTRATA IN CHIESA

Arrivano un po’ alla volta i Consigli di Akela, vengono accolti nel chiostro di una chiesa francescana con del tè caldo e sono invitati a sistemarsi le pellicce. Si danno ulteriori istruzioni sul proseguimento della caccia: mentre si canta un opportuno canto francescano, vengono deposte all’altare le stelle comete con scritto il nome del Consiglio di Akela e all’ambone i lumini.

Baloo legge il brano del Vangelo Lc 2,8-20 e invita i Lupetti a riporre la paglia nel cesto che si trova davanti al presepe.
Canto “L’antica traccia”
Testimonianza di un frate francescano sul presepe di Greccio come da Fonti francescane (469 e seguenti).
Viene deposto Gesù bambino nella culla e si adora per un breve tempo in silenzio o guidati da Baloo.
Canto “Laudato sii, Signore mio”
(durante il canto conclusivo si consegna ad ogni Consiglio di Akela un sacchetto con del fieno simbolo della condivisione della preghiera, dell’accoglienza del Signore e nutrimento del nostro essere cristiani).

 


pubblicato il 15 dicembre 2021

 

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