Care Capo,
v
oglio condividere con voi le parole di Papa Francesco che ha pronunciato nella terza domenica di Avvento (Domenica della Gioia)  di alcuni anni fa e proviamo a fermarci un attimo a riflettere. 

 

“Se togliamo Gesù, che cosa rimane del Natale? Una festa vuota”.

Papa Francesco lo dice con forza e ricorda:

pregherete davanti al presepe con i vostri familiari, lasciatevi attirare dalla tenerezza di Gesù Bambino, nato povero e fragile in mezzo a noi, per darci il suo amore. Questo è il vero Natale”.

Nella riflessione il Papa ha spiegato cosa significhi ”domenica della gioia” la Domenica Gaudete, usando San Paolo che parla di tre atteggiamenti: “la gioia costante, la preghiera perseverante e il continuo rendimento di grazie”.

Il primo atteggiamento è rimanere nella gioia “anche quando le cose non vanno secondo i nostri desideri. Le angosce, le difficoltà e le sofferenze attraversano la vita di ciascuno, e tante volte la realtà che ci circonda sembra essere inospitale e arida, simile al deserto nel quale risuonava la voce di Giovanni Battista, ma Gesù porta il “lieto annuncio”.

Ma proprio le parole del Battista rivelano che la nostra gioia poggia su una certezza, che questo deserto è abitato: «In mezzo a voi – dice – sta uno che voi non conoscete» (v. 26). Si tratta di Gesù, l’inviato del Padre che viene, come sottolinea Isaia, «a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore» (61,1-2). Egli è venuto sulla terra per ridare agli uomini la dignità e la libertà dei figli di Dio, che solo Lui può comunicare, e a dare la gioia per questo.

La gioia che caratterizza l’attesa del Messia si basa sullapreghiera perseverante: questo è il secondo atteggiamento. San Paolo dice: «Pregate ininterrottamente» (1 Ts 5,17). Per mezzo della preghiera  possiamo entrare in una relazione stabile con Dio, che è la fonte della vera gioia, per cui il cristiano, avendo incontrato Gesù, non può essere un profeta di sventura, ma un testimone e un araldo di gioia. Una gioia da condividere con gli altri; una gioia contagiosa che rende meno faticoso il cammino della vita.

Infine c’è il rendimento di grazia, cioè l’amore riconoscente nei confronti di Dio. Egli infatti è molto generoso con noi e noi siamo invitati a riconoscere sempre i suoi benefici, il suo amore misericordioso, la sua pazienza e bontà, vivendo così in un incessante ringraziamento.

Il pensiero del Papa va anche a Maria:

Lei è “causa della nostra gioia”, non solo perché ha generato Gesù, ma perché ci rimanda continuamente a Lui.

La nostra gioia nasce dunque dall’esperienza che facciamo di Dio, a motivo del suo riempire di senso la nostra vita.

C’è Gioia se il nostro cuore è in Dio!    

E’ quindi proprio questo l’augurio che vi faccio: che possiate vivere questo Natale in modo autentico, dicendo grazie per quello che, mettendo il nostro cuore vicino al suo e riscoprire così, anche quest’anno, la meraviglia della Vera Gioia nella semplicità di un bambino che nasce per noi.
Ciascuno di noi!

Buon Natale
Michela  

 

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